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Non riesce a pagare i debiti e chiede aiuto al giudice


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È il primo caso a Venezia: un dipendente regionale ottiene l’applicazione della nuova legge. Nominato un professionista per avviare il piano di rientro

di Giorgio Cecchetti

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05 Aprile 2013

La legge non ha neppure un anno e nei giorni scorsi, per la prima volta, ad applicarla è stato il Tribunale di Venezia: il giudice Roberto Simone ha nominato la commercialista Isabella Tomasin che dovrà preparare la relazione sullo stato patrimoniale di quello che la normativa definisce un consumatore. Non riesce a pagare i suoi debiti e chiede di rateizzare i pagamenti: si faceva anche una volta, ma adesso la prassi è stata legalizzata con il coinvolgimento di un giudice e di un professionista incaricato di seguire la procedura. Il primo a chiedere l’applicazione delle nuove norme è un dipendente regionale con un debito di poco più di 50 mila euro, al quale non riesce più a far fronte. Così, si è rivolto alla Federconsumatori veneziana e al suo legale, l’avvocato Gianbattista Causin, che ha presentato istanza al Tribunale civile lagunare per applicare la legge, ideata e approvata appositamente per prevedere un piano di rientro dai debiti per tutti quei soggetti che la legge fallimentare non prevede, singolo cittadino, lavoratore dipendente o autonomo, il disoccupato, l’agricoltore che si trovino in difficoltà economiche.

La legge prevede che sia un organismo a seguire la procedura, ma ancora le Camere di commercio non l’hanno formato ed è toccato al giudice Simone indicare il nome di una professionista, quello della commercialista Isabella Tomasin, che dovrà innanzitutto appurare che esistano i requisiti perché scattino le norme, in particolare quella che prevede l’esistenza del sopraindebitamento, in secondo luogo accertare lo stato patrimoniale del ricorrente, individuando tutti i debiti, ma anche le proprietà mobiliari ed immobiliari. Si tratta di una legge alla quale può fare ricorso chiunque, anche perché blocca qualsiasi azione dei creditori, esattamente per 120 giorni, infatti, non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali (pignoramenti), non possono ottenere sequestri conservativi e non possono acquisire diritti di prelazione sul patrimonio.

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Il passo successivo, spiega l’avvocato Causin, è quello della convocazione dei creditori quasi come quello che accade nella procedura del concordato preventivo: chi deve pagare presenta una proposta di accordo che può prevedere diversi tipi di pagamento. A differenza, però, del concordato preventivo, dove la maggioranza dei creditori può non accettare le proposte della società debitrice e mandarla in fallimento, la legge del sopraindebitamento e della rateizzazione dei debiti prevede che i creditori possano, oltre che discutere e proporre altre soluzioni, soltanto dire sì. Nel caso in questione il dipendente regionale si era indebitato in particolare con alcune finanziarie alle quali era ricorso per far fronte con i prestiti concessi a improrogabili esigenze familiari, alcune delle quali tra l’altro riguardavano la salute di uno dei componenti. Ora, toccherà alla commercialista veneziana proporre un piano di rientro, dopo aver chiarito il quadro dell’attivo e del passivo. Dopo il raggiungimento dell’accordo tra le parti sarà il giudice ad omologarlo e per un anno dalla decisione del magistrato i creditori non potranno iniziare o proseguire alcuna azione risarcitoria. Possono solo ricorrere contro la decisione del giudice.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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